Tutto è per sempre

Quando ascolto risposte e argomentazioni uguali a quelle sentite dieci anni prima da parte di qualcuno che conosco mi cadono le braccia. Ma dico io, in dieci anni è mai possibile che non vi siate posti un interrogativo che vi abbia fatto modificare quel pensiero che si era sviluppato in contesti diversi, dieci anni di esperienze prima, dieci anni di progressi prima, dieci anni di riflessioni prima?

Durante quel processo di comprensione che si effettua durante l’esistenza credo ci siano pochi paletti, qualche momentanea sicurezza e un continuo cambiamento di idee. Dove per cambiamento intendo non solo la possibilità di guardare ad un concetto in maniera totalmente diversa ma anche la capacità di ampliare le proprie vedute sulla stessa questione, come quando si continua a costruire lo stesso castello di Lego per tutta una vita: si tolgono pezzi, se ne aggiungono altri, si ineriscono torri di guardia, ponti, personaggi…

Dopo la morte

Uno degli argomenti sui quali ho riflettuto molto e continuo a farlo è sicuramente la morte e quello che ci aspetterà dopo di essa. Come ho spiegato all’inizio non ho avuto lo stesso punto di vista sempre, però con il passare del tempo alcune cose sono diventate una certezza e queste si sono trasformate nelle fondamenta sulle quali ho costruito il mio processo di comprensione.
Una delle frasi che maggiormente si leggevano (e credo si leggano) sui diari degli adolescenti e che restano poi nell’immaginario collettivo degli adulti è: nulla è per sempre.
Questa frase, che ripetevo anche io durante la giovinezza (precisamente tra la quarta e quinta elementare), fa spesso parte del repertorio di argomentazioni delle persone che devono giustificare i loro fallimenti con qualcosa che ne dia la responsabilità ad un’entità esterna. Questa frase, oltre a non avere più senso per me nelle cose di tutti i giorni perché credo che la nostra esistenza sia un mezzo e non un fine, è completamente fuori luogo se contestualizzata nei concetti di vita e di cosa siamo e cosa saremo dopo la morte.
Questo non significa che io stia parlando di reincarnazione in senso stretto, sto dicendo semplicemente che la frase nulla è per sempre non sia vera, anzi, sia completamente sbagliata e che invece tutto sia per sempre, almeno in riferimento a quello che non può toccarsi, al massimo io trasformerei questa frase da nulla è per sempre in la forma non è per sempre.
Come dicevo all’inizio in un processo di comprensione le certezze sono poche ma devono pur esserci. Per questo argomento, per il momento, le mie certezze sono due e su queste ho costruito il castello dei miei pensieri.

Antoine-Laurent de Lavoisier

Antoine-Laurent de Lavoisier diceva

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

La prima certezza sulle mie idee si basa proprio su questo assunto che viene direttamente da uno dei più influenti personaggi della scienza moderna. Anche se mi sembra un’asserzione autoesplicativa vorrei aggiungere che, ovviamente, questo punto *NON* si riferisce al nostro corpo o al nostro Io che si materializza attraverso il possedere un cervello. Questi aspetti dell’esistenza sono tipici di questa manifestazione e quindi, si andranno ad accumulare nel bagaglio della “nostra” esperienza eterna ma, nel caso di una nuova vita terrena, avendo a disposizione un nuovo corpo ed un nuovo cervello, ci saranno di conseguenza un nuovo Io e tutta quella serie di aspetti che definiscono l’essere possessori di cervello umano. Non mi dilungo su questi aspetti perché hanno bisogno del loro spazio per poter spiegare il mio punto di vista.

Nell’Universo tutto ricomincia

Il secondo punto che è diventato una mia certezza è partito da un’intuizione che ebbi qualche tempo fa pensando al giorno e la notte: nell’Universo tutto ricomincia.
Dell’Universo conosciamo poco o niente, io propenderei più per il niente che per il poco. Di questo niente che conosciamo però, possiamo notare facilmente come tutto all’interno di esso abbia un moto ciclico e perpetuo, concetto estendibile a qualsiasi scala. Come possiamo vederne facilmente le conseguenze con il proseguirsi dei giorni e della notte, delle maree e delle stagioni che esistono proprio perché la Terra, la Luna e il Sole “girano”, possiamo allo stesso modo vedere come tutti gli altri oggetti dell’Universo esistano con movimenti perpetui e di senso circolare e che, come tutti i cerchi o eclissi, iniziano da dove finiscono. Quindi facendo parte di questo processo che è l’esistenza del nostro Universo, anche il nostro ciclo di vita avrà un andamento ciclico in un modo che non possiamo conoscere ma di cui viviamo solo l’aspetto terreno, che in questa manifestazione si materializza per mezzo del nostro corpo.
Se disegnassimo un cerchio su un asse cartesiano spazio tempo, in questo momento siamo nel quadro con tempo + e spazio +, forse per completare un giro bisognerà passare per gli altri tre quadranti, quelli composti da tempo + e spazio -, tempo – e spazio – e tempo – e spazio +. Di questo però non ne sono sicuro, ho fatto quest’ultima elucubrazione solo per spiegarvi come, a valle di alcune certezze, si comincino a costruire altri pensieri che, strada facendo possono essere o meno accantonati o comunque essere più o meno presi in considerazione, ma che comunque faranno parte del nostro processo di conoscenza personale perché ci permetteranno di sforzare il nostro cervello ad andare avanti verso il pensiero successivo.
Partendo dal presupposto che non siamo solamente un insieme di pezzi di carne, questi sono i pensieri che mi fanno credere che la nostra avventura, non nella forma che abbiamo attualmente, non termini con lo spegnersi del nostro corpo, ma che continui in quell’eternità che per noi è solamente una parola, ma che per qualcos’altro è un concetto sul quale basarsi per creare il tutto.

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