Perché non credo alla medicina occidentale (1)

Con il passare degli anni la mia fiducia verso la medicina occidentale in particolare, e nella sua classe medica in generale, è diminuita sempre di più. Potrei descriverlo come il tipico effetto domino dove alla caduta del primo mattoncino tutti gli altri cominciano a cadere di conseguenza.

Non sto dicendo che la medicina occidentale non abbia valore o che, davanti ad una malattia, andrei a curarmi da uno stregone (nel senso dispregiativo del termine); semplicemente sono arrivato alla conclusione che molto di quello che ci dicono sulla medicina occidentale e sulle altre medicine (ebbene sì ogni cultura ha la propria medicina) non è del tutto corretto. Più precisamente, intendendo la medicina come l’approccio alla malattia ed i mezzi utilizzati allo scopo di curarla, credo che la medicina occidentale così come vissuta e identificata dalla gente e per la gente sia: molto simile ad una truffa, spesso inutile, a volte addirittura pericolosa. Questo approccio è quello che chiamerò l’approccio farmacologico.
Un’ulteriore premessa che voglio fare è che l’approccio farmacologico non deve essere confuso con la tecnologia medica; quest’ultima, fiore all’occhiello di questa scienza, non è, e difficilmente potrà essere, messa in discussione; la capacità di rigenerare tessuti, operare il corpo umano (addirittura senza toccarlo direttamente), utilizzare protesi e tutto quello che può venirvi in mente in questo contesto non è oggetto di discussione.

Il metodo scientifico
Io faccio l’informatico; stavo per scrivere io sono un informatico ma sto imparando a non utilizzare il verbo essere per questioni esterne al mio Io. Dicevo, io faccio l’informatico, questo significa che quando scrivo un algoritmo e lo provo, inserendo uno specifico input otterrò un determinato output, sempre. Questo è quello che chiamo metodo scientifico. Cioè ripetendo una stessa cosa alle stesse condizioni, ottengo sempre il medesimo risultato: se lascio cadere una biglia dalla mia mano questa, descrivendo una linea retta, si dirigerà ad una certa velocità verso il suolo. Ora, a prescindere da tutti i calcoli fisici e i numeri che ci sono dietro, quella biglia farà sempre una linea retta, si dirigerà sempre verso il basso e lo farà ovunque allo stesso modo, Italia, Giappone o Korea; mare o montagna.
L’approccio farmacologico, almeno stando al mito, ha creato l’idea che per una data malattia esista una specifica medicina adatta alla sua cura. Questo per quello che ci siamo detti prima dovrebbe significare che alla presenza di un mal di testa, prendendo un analgesico (I farmaci antalgici o analgesici sono medicamenti utilizzati per lenire il dolore riducendolo, senza però intervenire sulle cause che l’hanno provocato. ndr. [Ma della cura dei sintomi ne parleremo successivamente]), il mal di testa venga curato e quindi passi, sempre.
E’ proprio per questo punto che, una quindicina di anni fa, cadde il primo tassello. Per caso mi trovai a guardare una trasmissione su Rai Tre sulle nanotecnologie e c’era un presidente di qualcosa, comunque di qualcosa che aveva a che fare con la farmacologia, che stava parlando di come le case farmaceutiche stessero studiando le nanotecnologie per creare dei farmaci che fossero più efficaci e con meno effetti collaterali di quelli moderni. Tra le sue argomentazioni, ad un tratto, disse qualcosa come

i farmaci moderni purtroppo non fanno effetto su tutti i pazienti e, su ognuno di essi, hanno una percentuale di efficacia diversa.

Chiaro? Forse è meglio ripeterlo: i farmaci moderni purtroppo non fanno effetto su tutti i pazienti e, su ognuno di essi, hanno una percentuale di efficacia diversa.
Ora, se io dovessi affidarmi a occhi chiusi alla cura di una mia possibile malattia attraverso l’uso di farmaci, come riuscirei a far cozzare il metodo scientifico con quanto appena scritto e quindi essere sicuro di essere curato?
A questo punto direi che possiamo sfatare il primo mito della medicina occidentale: la medicina occidentale non usa un metodo scientifico; cioè a pari condizioni iniziali, assumendo un determinato farmaco, non è detto che i risultati siano sempre gli stessi.
Questo ovviamente non è sempre vero, esistono delle malattie scientifiche ed altre che lo sono meno. Prendiamo ad esempio lo Scorbuto. Lo scorbuto è una malattia dovuta a carenza di vitamina C. Come applichiamo il metodo scientifico in questo caso? Semplice, togliamo da tutti gli esseri umani la vitamina C e, magia, otteniamo lo Scorbuto con conseguente perdita di denti, gengive sanguinanti, emorragie e quel che è. Diamo ad un malato di Scorbuto la vitamina C et voilà il paziente guarisce, sempre. Metodo scientifico.
Adesso chiediamoci per quante altre coppie di malattia/cura (che conosciamo fin troppo bene) è possibile fare un ragionamento del genere?

Curare i sintomi
[to be continued…]

2 thoughts on “Perché non credo alla medicina occidentale (1)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *