Metti un pomeriggio all’Ikea

Ikea-famiglia-728x445Ieri, dopo diversi mesi, mi è ri-capitato di andare all’Ikea, uno dei luoghi di culto della società contemporanea. Fortunatamente vivo con una persona che “boicotta” i mobili Ikea quindi, almeno con lei, è capitato molto di rado di dover entrare in quel luogo da girone dantesco. Ieri però abbiamo scelto di passare anche di lì, motivo della visita una tenda da lucernario.

Una tenda all’Ikea

Ora lo scopo del post non è sicuramente la tenda in questione o l’acquisto di essa, anche perché alla fine nemmeno l’abbiamo trovata; quello che invece vorrei condividere è una strana sensazione che ho provato e che provo ogni qual volta che entro all’Ikea e le conseguenze che queste sensazioni *sempre* portano. Perché quello che vi sto per descrivere mi è successo veramente ogni volta che ho messo piede in quei locali, a qualsiasi latitudine, in momenti diversi della mia vita e con persone diverse; ragion per cui ci deve essere per forza un comun denominatore tra le diverse esperienze.
Prima di passare al succo della questione però, ho bisogno di fare un’ulteriore premessa per avere una sorta di dizionario comune e riuscirci a capire meglio, perché quello che credo sia il comun denomitore non è semplice da descrivere soprattutto per i profani e per chi è a zero su determinati argomenti.

In curva allo stadio

Non so se siete mai entrati in uno stadio (a prescindere dallo sport), ma credo sia necessaria una “curva” che faccia un tifo appassionato. Chi di voi ha vissuto un’esperienza del genere potrà capire meglio quello che sto per dire, chi di voi non l’ha vissuta può fare lo stesso esperimento sensitivo con un concerto, una manifestazione, una parata… insomma qualsiasi posto dove c’è un numero molto elevato di persone trasportate dalle stesse emozioni quasi all’unisono.
Vi faccio l’esempio dello stadio perché per me, che non sono un tifoso della squadra che mi capitò di andare a vedere, è l’esempio più lampante. Cercando di riassumere il più possibile il senso è che il pomeriggio mi presentai allo stadio con diversi amici e ci dirigemmo verso il centro della curva dove altri amici ci stavano aspettando. Il tifo degli Ultras era molto acceso e centinaia di persone (figuratevi cosa succederebbe con migliaia di esseri umani) cantavano insieme gli stessi pezzi accompagnati da tamburi e dalle mani che seguivano a ritmo. Tempo tecnico 5 minuti e mi ritrovai a battere le mani con loro, 20 minuti e mi trasformai in un tifoso accalorato che al “nostro” gol esultò abbracciando tutti pazzo di gioia.

Non usiamo una parola

Essendo un profano con qualche nozione non sono in grado di definire questa energia con una parola specifica, qualcuno potrebbe chiamarla in un modo qualcuno in un altro, quello di cui però sono sicuro è che questa energia emanata dalle persone può influenzare chi si trova nelle sue vicinanze, questo è quello che succede in curva, in un concerto o in generale in un posto affollato dove il tipo di energia è molto specifico.

L’energia presente all’Ikea

E ora torniamo all’oggetto del post. Quello che mi succede ogni volta che vado a fare un giro all’Ikea con la mia ragazza è sempre uguale: comincio a sentire un senso di negatività e comincio a diventare intransigente e burbero e a rispondere male alla mia lei, (e ovviamente succede anche al viceversa). Praticamente nella totalità della volte che sono passato all’Ikea, il 100% delle volte ho discusso, “litigato” o almeno avuto un battibecco. *Sempre*. E sempre, ogni volta che mettevo piede fuori dallo stabile, una nuova sensazione di benessere riprendeva il sopravvento come se le nuvole che si erano formate nel mio essere si diradassero per far tornare il sereno.
Ora non me ne vogliano “i signori” dell’Ikea, sto riportando solo un’esperienza personale, inoltre non voglio assolutamente fare pubblicità negativa all’Ikea, al massimo alla razza umana, perché se all’Ikea si generano energie negative credo sia dovuto ai rapporti non positivi che le persone vivono con i loro partner (consapevolmente o meno). Perciò cara Ikea, amici come prima, però la prossima volta che verrò a trovarvi sicuramente farò qualche esercizio positivizzante prima di mettere i miei piedi all’interno dei vostri magazzini stracolmi di cose.

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