L’identificazione

identificazione
Uno degli argomenti più illuminanti per il percorso di conoscenza di se stessi è il concetto di identificazione, concetto che mi è parso straordinariamente efficace nelle spiegazioni che ne dà Gurdjieff nei “suoi” libri.

Ne riporto qualche estratto.

L’identificazione è l’ostacolo principale al ricordarsi di sé.
Un uomo che si identifica è incapace di ricordarsi di sé stesso.
Per potersi ricordare di sé, occorre per prima cosa non identificarsi.
Ma per imparare a non identificarsi, l’uomo deve innanzi tutto non identificarsi con sé stesso non chiamare se stesso “Io” sempre e in tutte le occasioni.
Egli deve ricordarsi che in lui sono due, che c’è lui stesso, cioè “Io” in lui, e un altro, con il quale deve lottare e che deve vincere se desidera raggiungere qualcosa.
Fin quando un uomo si identifica o è suscettibile di identificarsi, è schiavo di tutto ciò che può accadergli.
La libertà significa innanzi tutto: liberarsi dell’identificazione.

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Nella maggior parte dei casi l’uomo si identifica con ciò che gli altri pensano di lui, con il modo in cui lo trattano, con il loro atteggiamento nei suoi confronti.
L’uomo pensa sempre che la gente non l’apprezzi abbastanza, che non sia abbastanza cortese ed educato.
Tutto questo lo tormenta, lo preoccupa, lo rende sospettoso; egli dipende in congetture o supposizioni ma quantità di energie, sviluppando in sé un atteggiamento diffidente ed ostile verso gli altri.
[…]
L’uomo non può impedirsi di identificarsi e di “considerare interiormente”, non può esimersi dall’esprimere le emozioni sgradevoli, per l’unica ragione che è debole.
L’identificazione, la considerazione, l’espressione delle emozioni sgradevoli sono manifestazioni della sua debolezza, della sua impotenza, della sua incapacità di dominarsi.
Ma, non volendo confessare a sé stesso questa sua debolezza, la chiama “sincerità” o onestà e dice a se stesso che non desidera lottare contro la sua sincerità, mentre in realtà è incapace di lottare contro le sue debolezze.

Il concetto di identificazione e, al contrario, del guardarsi dal di fuori, credo siano presente in diversi cammini sapienziali o scuole anche religiose. Per me continua ad essere una delle cose più difficoltose da affrontare durante l’arco della giornata e questo perché risulta molto difficile non identificarsi con le proprie emozioni, belle o (soprattutto) brutte che siano.

Quello che so è che noi non siamo le nostre emozioni o i nostri pensieri, quello che non so è come riuscire a svincolarmi completamente da essi. Ma nei pochi momenti di distacco, riesco a sentire una sensazione di libertà e capisco di vivere costantemente con un senso di oppressione addosso che è dato proprio da tutti quei pensieri e quelle emozioni che quotidianamente siamo costretti a subire dal lavoro, dalle relazioni, dal traffico, dalla televisione, praticamente da tutto.

Ultimamente però un esercizio mi sta aiutando molto: il guardare i film sforzandomi di vedere il “dietro le quinte” e non la storia. Sforzandomi di immaginare quelle persone mentre parlano da sole o contro un muro verde, mentre fanno finta di combattere o si cospargono gli occhi di cipolla per poter piangere.
Questo piccolo esercizio mi aiuta perché per me l’identificazione funziona pressappoco allo stesso modo. L’identificazione è il seguire il film pensando alla storia, immedesimandosi con i personaggi, facendo il tifo per il protagonista. La non identificazione e quindi il riuscire a sentire “veramente” se stessi invece è il vedere quegli attori che stanno parlando da soli contro una telecamera mentre altre decine di persone gli girano intorno per fare in modo che lo spettatore non si accorga del trucco.

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