I giovani non lavorano perché stanno bene a casa, parola di John Elkann

Secondo quanto riportato dal suo quotidiano (e dal resto del mondo ovviamente), John Elkann durante un incontro con gli studenti avrebbe detto che i giovani non trovano lavoro perché sono poco ambiziosi. Apriti cielo. Il main stream ha subito accostato la dichiarazione di Elkann al choosy della Fornero e al bamboccioni di Padoa Schioppa. Per non parlare delle reazioni del popolo del web nonché della gente comune. Uguali tra l’altro alle reazioni al choosy e al bamboccioni.
Ora fermatevi un momento a riflettere, tanto per far muovere un po’ quelle rondelle arrugginite, e ponetevi questa domanda: se togliessimo dalla bocca di John Elkann quelle parole e le mettessimo sulle labbra di una persona di strada, quelle stesse parole avrebbero lo stesso significato?Tralasciando che questi, poverini, sono quelli che il lavoro ce l’hanno per status quo. Premettendo che una persona del genere, John Elkann, Elsa Fornero, Tommaso Padoa Schioppa o chi per essi, non ha il diritto di parlare in quel modo nei confronti di persone che invece devono fare enormi sacrifici pur di lavorare, semplicemente perché non sanno cosa voglia dire la parola sacrificio, siamo sicuri che quelle frasi siano completamente errate?

Gli anni ’80 sono finiti, non ci sono più le possibilità di una volta e non tutti i luoghi d’Italia (e vale lo stesso in tutti i paesi) sono posti fertili dove far nascere posti di lavoro. Perciò, togliamo quelle stesse parole che abbiamo criticato un minuto fa e analizziamole come se fossero scritte su un muro di una periferia. Potrebbero avere un senso? A mio avviso, contestualizzate e indirizzate verso una certa categoria di persone, la risposta è sì. E non potete dire di no, perché io di ragazzi che PRETENDONO un lavoro, addirittura senza saper fare nulla, ovviamente SUPER PAGATO perché loro caso mai hanno una laurea, ne conosco MOLTI.

Se quindi dovessi prendere le parole di John Elkann (facile parlare quando si ha il posto di lavoro assicurato già dopo il primo vagito) e dovessi contestualizzarle rivolgendole IO ad un determinato tipo di soggetto, quella parole sono la sacrosanta verità.

Anche a me sarebbe piaciuto lavorare nel mio paese, facendo esattamente quello che faccio (adoro il mio lavoro), prendendo uno stipendio che mi permettesse di comprarmi una Porsche e impegnandomi quel tanto che bastava cosicché alle sei ero pronto per lo Spritz con gli amici.
Invece (che stupido!) mi sono laureato lontano da casa in una facoltà che sapevo mi avrebbe aiutato nella ricerca del lavoro, ho cominciato a lavorare con un tirocinio facendo il consulente con orari di lavoro che in Cina mi facevano una pippa e, nei momenti più divertenti, mi capitava di passare i week-end dentro un edificio lavorando 16 ore al giorno per effettuare un passaggio in produzione.

Io non credo di essere speciale. Ho seguito quella che credevo la strada corretta per riuscire ad ottenere un lavoro, cioè quella che mi permettesse di imparare un mestiere e, solo di conseguenza (e proprio a causa di questo) ,  trovare un lavoro. Avrei cominciato anche gratis.

Se ora, camminando per strada dovessi leggere su un muro la frase

Molti giovani non colgono le tante possibilità di lavoro che ci sono o perché stanno bene a casa o perché non hanno ambizione

penserei subito a tutte quelle persone, ne conosco diverse, che comodamente sedute sul divano di casa (a mangiare a scrocco dai genitori) pretendono che qualcuno gli dia un lavoro, come se fosse un diritto piovuto dal cielo come l’aria che respirano. Ecco, quella frase, su queste persone, ci sta proprio bene, come un abito cucito su misura.

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