Fotografia digitale e fotografia analogica

Fotografia
C’era una volta il rullino. Così inizia questo post da nostalgico della pellicola che di fotografia non si interessa.
Anche in questo campo, con lo sviluppo tecnologico e l’avvento dell’elettronica di consumo, oltre alla cresciuta esponenziale di fotografi in ogni dove (ormai lo sono tutti mettendogli una Reflex nelle mani), abbiamo assistito a come il digitale abbia soppiantato l’analogico e di conseguenza come la famosa pellicola fotografica sia morta senza speranza di poter essere resuscitata; almeno per il momento, almeno per quanto riguarda il discorso di massa.

Essendo un tecnologista, cioè uno che crede che la tecnologia porti più benefici che danni alla società (ma forse un tecnologista appartenendo alla categoria di persone che appartengono ad una categoria che finisce per -ista dovrebbe essere uno di quelli che poi ne difende a spada tratta l’ideologia anche davanti ad evidenti errori ed io, non facendolo, non dovrei definirmi tale, ma va bè..), ovviamente credo che il passaggio dall’analogico al digitale sia una sorta di passaggio obbligato verso il futuro però, come in tutte le cose, ci sono le eccezioni. E’ come quando uno dice che non tutte le ciambelle riescono con il buco.
Mai come in questo campo il progresso ha mietuto vittime; il passaggio alla fotografia digitale, oltre ad aver ucciso il rullino, ha ucciso anche la magia della fotografia proveniente dal ricordo, l’imparare a scegliere i momenti giusti per uno scatto (i rullini erano limitati), la festa dello sviluppo e, soprattutto, ha ucciso la mia pazienza quando sono in compagnia (principalmente di donne) perché ad ogni cazzo di foto scattata si vuol sempre vedere come questa sia uscita (che tradotto significa voler vedere come sia venuto il proprio viso, tutto il resto non conta). Ma andiamo con ordine.

Il ricordo

Ormai non si hanno più album fotografici. Delle persone che conosco, solo pochissime hanno qualche foto stampata e solo qualcuna ha un album fotografico (in questo momento mi viene in mente solo la sorella della mia lei). Ma volete mettere quanto fosse piacevole sfogliare un album fotografico di venti, trenta, quaranta fotografie invece di accendere un PC (di solito montandogli un HD esterno) per “sfogliare” (cliccando sulle frecce della tastiera) directory con centinaia e centinaia di immagini? In economia il valore di una oggetto spesso viene calcolato anche in base alla sua quantità, il valore delle nostre fotografie è crollato se non divenuto pressoché pari allo zero.

La scelta del momento

Con la perdita di valore delle fotografie è andato scemando anche il concetto del saper scegliere il luogo e il momento giusto dello scatto. Quando avevi un numero limitato di fotografie possibili, perché costava sia l’acquisto del rullino che il numero di fotografie da stampare, difficilmente scattavi fotografie a cazzo di cane (ovviamente se non eri un giapponese). Ora invece si scattano foto per ogni minima idiozia, tanto qual è il problema, sono gratis. Iperinflazione. Questo modo di fare non aiuta nemmeno il ricordo. Come tutti sanno il ricordo si basa soprattutto sulle emozioni, cioè una cosa che ti colpisce emotivamente la ricordi più facilmente e per più tempo (ora sto facendo il figo con sta storia del ricordo emotivo ma non ricordo dove l’avevo letta, quindi è da prendere con le pinze, forse la cosa non mi colpì). L’emozione dello scegliere il momento e il posto giusti, la preparazione per non sbagliare, la scelta della luce e tutti i preparativi necessari allo scatto diventavano, con il digitale, le fondamenta per ricordare; perché sulla base di quelle fondamenta, riguardando un album di fotografie, si riusciva a ricordare esattamente il momento dello scatto e tutto quello che c’era intorno, ogni minimo particolare, i profumi, a volte anche cosa si stesse pensando o provando in quello stesso istante di molti anni prima…

L’attesa

Nel mondo del tutto e subito e del consumismo sfrenato, una bella dose di attesa della stampa farebbe proprio bene. Questa è un’altra cosa che la digitale ha ucciso: la festa dell’arrivo dell’album sviluppato. Questa è forse la cosa che ricordo maggiormente con affetto della vecchia macchinetta a rullino, la gioia che provavo ogni volta che le foto erano pronte e papà le riportava a casa. Il tempo passato tutti insieme a guardarle e riguardarle, erano solo una trentina per ogni sviluppo, ma erano realmente trattate come un oggetto prezioso.

La mia pazienza

Vabbè, dopo tante belle parole, posso finalmente togliermi i panni del nostalgico e passare al motivo reale che mi ha spinto a scrivere questo post e che mi fa odiare la fotografia digitale: lo schermo. Di per sé la fotografia digitale non mi starebbe così sul cazzo se le industrie produttrici di macchinette fotografiche decidessero di smetterla di aggiungere lo schermo (per rivedere le fotografie) all’interno del corpo macchina. Care le mie multinazionali, ma perché non lo fate solo per le macchine da migliaia di euro? Lo potrei accettare per chi con le foto ci campa.
Da quando ci sono questa tipologia di macchine fotografiche il copione dello scatto è più o meno sempre il seguente:

  • Si sceglie di scattare la foto
  • Ci si sistema per la messa in posa (chi chiama l’acconciatore, chi il consulente d’immagine, chi lo specchio altezza uomo, chi si cambia…)
  • Scatto
  • Visione del risultato (ovviamente più si è più questo passo è lungo)
  • Scatto secondo (figurarsi se qualcuno non si lamenti di essere uscito male)
  • Visione del risultato (ovviamente più si è più questo passo è lungo)
  • Scatto terzo (figurarsi se qualcuno che nella foto precedente era uscito meglio non si lamenti dell’ultimo)
  • Visione del risultato (ovviamente più si è più questo passo è lungo)
  • Scatto quarto (figurarsi se qualcuno che nella foto precedente era uscito meglio non si lamenti dell’ultimo)
  • …e a volte si finisce con Photoshop per fare in modo che ognuno sceglie lo scatto dove era uscite meglio per fare un foto montaggio generale con le pose migliori di tutti e la cancellazione dei difetti vari di ognuno…

Lascio a voi immaginare se siano più gli uomini o le donne a pretendere di riscattare una fotografia perché pensa di essere uscito/a male…

Insomma, la digitalizzazione della fotografia ha portato sicuramente innumerevoli vantaggi, questo è innegabile. Ma ha lasciato sul campo un sacco di caduti, mai come in questo caso sarebbe giusto commentare con un se ne vanno sempre i migliori; abbiamo perso tutti un qualcosa che, in un mondo sempre più asettico, difficilmente riusciremo a ritrovare, quei piccoli gesti che sono fatti quasi totalmente di emozioni; la vecchia fotografia era soprattutto questo.

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