Bullismo e ignoranza

Bullismo
Ho appena letto dell’ennesima ragazzina che a soli 12 anni, ripeto a soli 12 anni, ha deciso di gettarsi dalla finestra per farla finita. Cazzo. A prescindere dal motivo, già il fatto di per sè dovrebbe portare ad un esame di coscienza generale per capire cosa abbia spinto una bambina a commettere un gesto del genere; solo per il semplice essere accaduto, genitori e scuola dovrebbero occuparsi del caso per capire dove si è sbagliato, perché una cosa deve essere chiara, se una bambina decide di suicidarsi si ha il dovere di incolpare qualcuno e se non incolpare almeno dare la responsabilità morale per quanto accaduto. I bambini sono solo lo specchio del mondo che li circonda.

In questo caso, se di aggravante si può parlare, c’è un ulteriore indizio che fa pensare che questa tragedia poteva essere evitata e sono due lettere scritte prima del salto in cui la bimba scrive “Adesso sarete contenti” rivolta ai compagni di scuola (voi lo chiamereste bullismo). Quindi, se in generale genitori e scuola (dove per scuola intendo preside e professori, perché la scuola è fatta di persone) dovrebbero sentirsi co-responsabili della cosa, in questo caso particolare dovrebbero essere chiamati maggiormente in causa perché, con tutte le attenuanti che si vogliano trovare, non hanno saputo difendere un essere umano più sensibile degli altri.
Che fare il genitore sia un mestiere complicato nessuno lo mette in dubbio; che fare l’insegnante sia un lavoro difficile e impegnativo nessuno lo mette in dubbio; che in questo momento storico la cosa sia ancora più complicata, difficile o impegnativa non c’è discussione.
Ma purtroppo quello è il mestiere che avete scelto e avete il dovere di espletarlo nel migliore dei modi possibili anche perché, e soprattutto, il vostro lavoro coinvolge una categoria che non ha altro modo di difendersi se non tramite le vostre figure (a cui vanno aggiunte tutte le associazioni culturali, sportive o ricreative che si occupano di attività ai bambini).
E’ vostro dovere difendere quelle creature attraverso il vostro tempo e la vostra dedizione e, se non siete in grado di farlo, se non avete voglia di farlo o se siete troppo pigri per poter dedicare loro il 100% di voi stessi, allora avete il dovere di fare un passo indietro e andarvene a fanculo a fare i morti di fame da qualsiasi altra parte, perché non li meritate, non meritate i loro sorrisi e il loro apprezzamento e la loro stima e il loro vedervi come un punto di riferimento, una ricompensa fin troppo grande per persone misere come quei professori che si prendono 5 minuti di pausa per rispondere su Whatsapp.
Perché sì, conosco diversi professori e perché conosco diversi bambini o ragazzi che mi raccontano cose che tutto il mio disprezzo non basterebbe a farli sentire come sarebbe giusto che si sentano, perché ho sentito di professori che chiedono ai ragazzi di non usare il cellulare guardando lo schermo del proprio telefono. Non mi va di fare esempi negativi perché so che ci sono professori di tutto rispetto e so che facendo solamente esempi negativi potrebbe passare il messaggio che il professore moderno è un coglione, e spero non sia così.
C’è una cosa però che, come scrissi già tempo fa e come continuo a ripetere a tutti quelli con cui parlo quando discutiamo di questi argomenti, deve riuscire a capire chi ha a che fare con bimbi o ragazzi: cosa sia Internet, come vivano loro i social network e i cellulari. E questo purtroppo è un tasto più che dolente.

Il cellulare e i social

A differenza di noi vecchi idioti, questa generazione è nata con l’esistenza di Internet e dei social network. Ai voglia a dire ai vostri figli “quella non è la realtà” perché non basta, non è così, non per loro. Per i vostri figli un amico virtuale vale quanto o più di un amico reale perché molto probabilmente con un amico virtuale è più semplice esprimersi, gli risulta più semplice raccontare le proprie emozioni. Come voi non siete in grado di chiedere alla persona che vi piace di uscire insieme o di scopare perché non avete le palle di farlo a quattr’occhi quindi inviate un messaggio su Whatsapp, un bambino fa lo stesso su argomenti diversi. Loro vedono persone dentro uno schermo da quando sono nate. I vostri figli discutono sui social, si organizzano sui social e, se sono già un po’ più grandi magari hanno già il loro youtuber preferito o il loro blog personale o aspirano a diventare gamer e essere ripresi durante le loro sessioni di gioco. (Questo vi dice qualcosa? Se non vi dice nulla partite già svantaggiati).
Questo per dire che esiste un mondo, il loro mondo che noi chiameremmo il loro mondo virtuale che non è affatto virtuale, è il loro mondo reale che si realizza attraverso l’uso di quel cazzo di cellulare che voi gli avete comprato perché altrimenti non la smetteva di piangere o perché tutti ce l’hanno o perché, almeno diciamoci la verità, è la nuova tata 2.0.
Una volta esisteva solo la televisione e quando non volevate stare con vostro figlio, lo parcheggiavate davanti la TV a vedere cartoni animati o, un po’ più grandicelli, a giocare alla Playstation. Almeno voi avevate il tempo per fare le vostre cose. Ora la televisione è diventata portatile et voilà, la tata a costo zero è a portata di mano, sempre dietro, facile, veloce e comoda. Il bimbo piange? Schermo davanti alla faccia. Volete parlare con i vostri amici su Whatsapp o guardare gli ultimi aggiornamenti dei vostri amici del cazzo su Facebook? Schermo davanti alla faccia. E una volta cresciuti non vi interessa se si chiudono in camera a parlare sul PC o sul cellulare su uno qualsiasi dei loro social network, l’importante è che non diano fastidio.

Ma vi siete mai chiesti che fanno?

Ma vi siete mai posti la domanda “cosa fanno tutti ‘sti ragazzini sui social?” Lasciando stare per un momento i genitori e passando ai professori, vi siete mai domandati perché mai passano tutto il loro tempo davanti a uno schermo e soprattutto a fare cosa? Vi è mai passato per l’anticamera del cervello per un momento di farvi un account fake (= finto) e controllare di cosa discutano su Ask (definito il posto per eccellenza del bullismo in rete)? Domanda precedente, ma voi sapete che cazzo è Ask?
Voi che avete a che fare con questa generazione, genitori o professori o chiunque altri, molto probabilmente non vi siete mai posti nell’ottica di guardare il mondo virtuale con i loro occhi per capirlo e imparare ad usarlo in modo tale da poter dare i giusti consigli ai vostri figli o alunni o atleti o ballerini…Ma anche in questo caso mi rivolgo soprattutto a voi genitori, ma voi comprate un cellulare a vostro figlio e non glielo controllate la notte? Posso capire nella tarda adolescenza che vi cominciate a porre problemi di privacy (come è giusto che sia), ma almeno fino ai 14 anni volete controllare cosa cazzo si scrivono? Non è un vostro diritto, è un vostro dovere e non solo per difenderli immaginando di avere sempre il figlio vittima, ma anche per evitare che facciano del male a qualcun altro e quindi evitare di avere in casa un carnefice, sempre se a voi non piaccia così…

I bambini sono uno specchio

Perché una delle cose che ho imparato dai bambini, per 5 anni ho vissuto con la fascia 6 – 12 anni nel mondo del calcio, è che questi non fanno altro che scimmiottare i grandi, loro non sono nient’altro che uno specchio e, di conseguenza, lo specchio degli adulti della loro generazione, che culo! Un bambino non direbbe mai negro ad un altro bambino se non lo avesse sentito in casa propria, non alzerebbe mai la voce o non alzerebbe mai le mani su un’altra creatura se non l’avesse visto fare da un’altra parte: i pazzi sono gli adulti, mica quelle povere creature indifese.
Quindi, le ultime responsabilità devono essere date comunque ai genitori o agli adulti da cui prendono spunto perché sono loro che insegnano a quei bambini ad essere quel che sono e, come sento sempre più spesso, ad essere più forti o furbi o prepotenti degli altri perché altrimenti diventeranno loro stessi vittime. La tipica descrizione del pensare che la società sia fatta di gente di merda quindi meglio essere una persona di merda che esserne vittime.

Siamo sicuri sia bullismo?

Sono sicuro che dopo questa notizia il dibattito sul bullismo sarà nuovamente accesissimo e si sentiranno le solite banalità su un nemico da battere a tutti i costi; peccato però che per sconfiggere un nemico bisognerebbe prima conoscerlo e, per quanto valga il mio pensiero, siamo ancora distanti svariati anni dal riuscire anche semplicemente ad identificarlo, perché si chiama ignoranza (a 360 gradi) ma continuerete a chiamarlo bullismo.

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